Melchiade (Milziade) (311-314)
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Nato in Africa, o in Spagna, fu eletto nel 311. Ottenne da Massenzio la restituzione dei beni della Chiesa confiscati nel 303, e fu testimone del trionfo del cristianesimo per opera di Costantino, che richiamò i cristiani esiliati, liberò quelli ch’erano prigionieri, riparò i danni a quelli che erano stati spogliati. Il pontefice romano dopo tante persecuzioni subite dai suoi predecessori, fu venerato dall’imperatore, che gli diede per sede il palazzo Laterano, presso il quale sorse poi la famosa basilica, prima dedicata a S. Salvatore e più tardi a S. Giovanni. Appunto nel palazzo Laterano, presso il quale il papa Melchiade tenne nel 313 un concilio contro lo scisma dei Donatisti, nel quale fu saggiamente risolta una complicata questione relativa all’elezione di certi vescovi.
S. Silvestro I° (314-337)
Fu ordinato prete da papa S. Marcellino, come attesta S. Agostino. La sua condotta e il suo sapere in quei tempi di persecuzione lo fecero universalmente stimare. Appena eletto pontefice, convocò il Concilio di Arles, nel quale condannò lo scisma dei Donatisti e certe altre eresie di quel tempo. Nel 325, non potendo, per la sua tarda età, assistere personalmente al Concilio di Nicea contro gli Ariani, si fece rappresentare dai suoi legati in quella che fu la prima adunanza della «Chiesa universale». S. Silvestro I ebbe un pontificato relativamente felice, durante il quale non si ebbero persecuzioni contro i cristiani. Diede regole per certi particolari del culto e per la gerarchia ecclesiastica. Ordinò molti vescovi. Morì veneratissimo nel 337.
S.Marco (337-340)
Figlio di Prisco, romano, fu eletto pontefice il 18 gennaio 337 e morì nell’ottobre del 340. Le sue reliquie, dapprima deposte nel cimitero di Santa Balbina, furono ritrovate sotto il regno di Gregorio VII. Il papa Pasquale II le fece poi trasportare in Vaticano. Dopo questo pontificato, vi fu una sede vacante di un anno.
S.Giulio I° (341-352)
Fatto saliente del pontificato di S. Giulio I fu la proclamazione dell’innocenza di S. Atanasio, patriarca di alessandria, calunniato dagli Eusebiani (342). Questi se ne lagnarono, e il pontefice rispose loro con un’epistola (considerata come uno dei più bei monumenti dell’antichità ecclesiastica) nella quale rimproverò di avere abbandonata la dottrina del concilio di Nicea per abbracciare eresie condannate. Siccome poi il concilio di Roma aveva annullata l’ordinazione di Gregorio e confermata l’elezione di S. Paolo alla sede di Costantinopoli, prolungando il dissidio fra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente, si giudicò necessario convocare un concilio che potesse mettere d’accordo le due Chiese. Infatti, per iniziativa di Giulio I e col consenso dei due imperatori, fu convocato nel 347 il concilio di Sardica (Illiria), nel quale S. Atanasio ottenne una nuova vittoria e gli Eusebiani seguaci di Ario, vennero condannati e scomunicati. In quel concilio, al quale il pontefice non poté assistere, fu deciso che tutti i vescovi dovessero ricorrere al successore di S. Pietro per risolvere le loro vertenze. Oltre all’Epistola agli Eusebiani, rimasero di S. Giulio I due importanti lettere alle Chiese d’Oriente.
Le reliquie di questo papa si conservano, in Roma, sotto l’altare maggiore della chiesa di S. Maria in Trastevere.
S.Liberio
Successo a S. Giulio I, è celebre perché in un momento di debolezza si lasciò indurre a sottoscrivere nel Concilio di Rimini, la condanna di S. Atanasio e una formala di fede composta con grande artifizio dagli Ariani (359). Ma poi, dopo lungo esilio, ritornato a Roma, riconobbe il suo fallo, smentì la sua eretica professione di fede e scrisse a S. Atanasio per riconciliarsi con lui. Frattanto era stato eletto papa Felice II.


