Roma, sin dall’inizio, fu una città multietnica che accoglieva gli dei e le culture dei popoli più diversi. L’Impero seppe dominare , assorbire e coordinare l’Italia ed il mondo Mediterraneo imponendo il suo stile, il suo diritto, la sua organizzazione ed il suo modo di vivere. Essere cittadino romano era un onore e una gloria, anche se ciò non limitava o riduceva la cultura specifica di ciascuno. Sotto Augusto la prosperità parve persino aumentare ed ebbe inizio un periodo di pace tanto lungo da sembrare che la “pax romana” fosse così solida da poter durare in eterno. In questo periodi di pace nella periferica Palestina, nacque Gesù, la cui vita si svolse nei primi tre decenni della nostra era (fu crocefisso durante il regno di Tiberio). La sua Resurrezione rafforzò ed incoraggiò a tal punto i suoi pochi discepoli da spingerli ad annunciare la buona novella in tutte le parti del mondo, persino oltre i confini romani.Furono sempre malvisti e maltrattati, ma non si lasciarono mai intimorire ed ogni nuova persecuzione sembrava dar loro nuove energie. Lo storico Svetonio, nella sua Vita di Claudio, commenta:”Cacciò da Roma quei Giudei che, istigati da Cristo, provocavano continui disordini” Questo testo testimonia le differenze radicali tra Ebrei e primi Cristiani. La prima notizia sicura dell’esistenza di una Comunità cristiana a Roma viene da una lettera di Paolo ai Romani, in cui annunciava il suo arrivo in città (57 ca.) e lodava questa comunità per la sua fede e la sua massiccia attività. Nella primavera del 61 Paolo fu portato a Roma come prigioniero per essere giudicato, ma sembra che godette di sufficiente libertà di movimento da permettergli di far visita e confermare nella fede i primi cristiani. Gli Atti degli Apostoli parlano di una instancabile predicazione del messaggio di Cristo. Nel 64 un violento e devastante incendio distrusse gran parte della città: l’incendio era stato provocato da Nerone che, in seguito alla violenta reazione del popolo e per distrarre l’attenzione, decretò la persecuzione dei cristiani Come ci testimonia Tacito. E’ in questo contesto che Pietro e Paolo subirono il martirio, descritto da presbitero Clemente Romano nella sua lettera ai Cristiani di Corinto, alla fine del I° secolo. Il martirio di entrambi rimase vivo nella testimonianza di numerosi membri della comunità romana. Tutte le fonti documentarie indicano che la Comunità cristiana di Roma aveva caratteristiche più Giudaiche rispetto ad altre comunità fondate ed influenzate da San Paolo. Nel 140 il Pastore di Erma afferma che i presbiteri continuavano a governare la comunità cristiana, probabilmente a causa dell’influenza ancora predominante delle tradizioni ebraiche e per la scarsa coesione interna della Comunità romana, in contrasto con quanto succedeva ad Antiochia ed in generale in Asia, dove erano i Vescovi a governare con autorità, assistiti dal collegio dei presbiteri. Però, a poco a poco, dopo la distruzione della Chiesa madre di Gerusalemme nella’nno 70, la Chiesa di Roma divenne il punto di riferimento per tradizione e dignità,in un Cristianesimo sviluppatosi come una specie di federazione di comunità autonome ed indipendenti, pur molto unite nella stessa fede di Cristo.
La successione apostolica
La massa in parte indefinita dei cristiani non si trasformò in una società organizzata e cosciente fino a che no furono introdotti due elementi in questo Cristianesimo disperso e spesso confuso: una professione di fede – il Credo – costitutiva della Comunità e accettata da tutte le Chiese come espressione della tradizione degli Apostoli; e un governo episcopale sufficientemente forte da ricondurli all’unità. Gli Apostoli erano i responsabili autorizzati alla trasmissione della dottrina di Gesù, e i vescovi, loro successori in line diretta, erano i custodi più affidabili di tale lascito. In questo modo i vescovi acquisirono e concretizzarono progressivamente la propria autorità unica nella Comunità: le più importanti erano quelle che potevano vantare un’origine apostolica e dimostrare la successione ininterrotta dei Vescovi a partire da Pietro. Alla fine del II° secolo, il famoso teologo Ireneo scrisse un rapporto sui vescovi di Roma, dalle origini della Chiesa fino ai suoi giorni: Pietro e Paolo, Lino, Anacleto, Clemente, Evaristo, Alessandro, Sisto, Telesforo, Igino, Pio, Aniceto, Sotero ed Eleuterio. Fino a Pio, per Noi sono soltanto nomi, non conosciamo nessuno di questi personaggi ed è possibile che si tratti di semplici presbiteri. Che significa ciò? Semplicemente che i documenti che ci restano del I° sec. del Cristianesimo indicano che erano i presbiteri a governare collegialmente la Comunità romana. La “Lettera dei Corinzi” di Clemente, il primo documento cristiano che ci sia pervenuto a parte il Nuovo Testamento, fu scritta da un presbitero romano per i cristiani di Corinto, coinvolti in dispute e dissensi interni.Questo ci fa capire che la Chiesa romana era diretta ed amministrata da un insieme di presbiteri. Alcuni decenni più tardi, intorno all’anno 140, il Pastore di Erma, pur parlando di vescovi e diaconi, dice espressamente che erano i presbiteri a presidedere il governo della Comunità. Questa è la prova della presenza persistente dell’influenza giudaica, dal momento che già a quel tempo quasi tutte le Chiese esistenti erano governate da vescovi. Il passaggio a una Comunità monarchica, diretta da un vescovo, si produrrà solo in seguito. Per questo sembra che Ireneo nel preparare la citata lista, abbia indicato come unico vescovo quel presbitero che, di volta in volta, era il più autorevole e famoso del Collegio.





Jeshua diede un incarico ben chiaro e definito agli undici: andare di casa in casa a portare la “buona novella”, di non preoccuparsi nè di cosa avrebbero mangiato, nè di dove avrebbero dormito, nè della tunica di scorta, nè della formulazione delle risposte! Non erano previsti nè presbiteri, nè vescovi, nè arcivescovi, nè cardinali, nè papi e nemmeno sedi stabili più o meno aposto-liche e nemmeno “fede cattolica” o altro. Importante era”dai a cesare quello che è di cesare e dai a Dio quello che è di Dio”! Importante era fare la volontà del Suo “ABBA”! Importante era fare accettare il SUO sacrificio e attraverso questo contribuire a “salvare”
tutte le persone che Lo accettavano e seguivano i SUOI insegnamenti!
Un saluto
Rispondo a Pietro,
e’ vero quello che Tu affermi come messaggio di Cristo ai suoi discepoli, ma è anche vero, perchè risulta per tabulas e da testimonianze, che, successivamente gli apostoli ed i suoi successori si diedero una certa organizzazione che prevedeva diaconi, prestibeteri e vescovi ecc.. ne parlano anche i primi Papi. Ciao da Fernando